LA CHECKLIST DELLA FAUNA MARINA ITALIANA

  

Presentazione

La SIBM, su incarico della Direzione Generale per la Protezione della Natura del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio (MiATT), ha rivisto ed aggiornato la checklist delle specie marine della fauna italiana con il coordinamento generale di Giulio Relini ed in stretta collaborazione con la Divisione V (Biodiversità) del MiATT, diretta dal Dr. Sandro La Posta e d’intesa con il Comitato Scientifico della Fauna d’Italia presieduto dal prof. Augusto Vigna Taglianti. La lista di riferimento è quella pubblicata nell’opera della Calderini (Minelli A., Ruffo S., La Posta S., 1993–1995, Checklist delle specie della fauna italiana) e disponibile sul sito web del Ministero.

Nella checklist della Calderini, sopra menzionata, erano state elencate per la fauna italiana 57.000 specie raccolte in 110 fascicoli di cui 32 sono dedicati totalmente, o in parte, alle 9.194 (di cui 1.047 Protozoi) specie marine.

L’aggiornamento era indispensabile ed urgente, essendo ormai passati più di 10 anni dalla pubblicazione dei summenzionati fascicoli.

Questi fascicoli, le cui liste, come già accennato, sono disponibili sul sito web del Ministero, sono stati la base di partenza per il lavoro di revisione.

Al fine di consentire un più facile confronto, è stata mantenuta la suddivisione originale in fascicoli. All’interno di essi è stato mantenuto un criterio ordinatore di tipo sistematico, ovviamente aggiornato fino ai generi ed alle specie. All’interno di ciascun genere, le specie sono state elencate generalmente in ordine alfabetico. Per ogni taxon sono riportati gli Autori e l’Ente di appartenenza, una breve descrizione del gruppo sistematico, la bibliografia essenziale, la tabella delle specie con tutte le indicazioni più avanti elencate.

Le novità maggiori della nuova checklist delle specie animali marine sono l’eliminazione del codice numerico e la suddivisione dei mari italiani in nove settori biogeografici proposta da C. Nike Bianchi (si veda il Notiziario SIBM n° 46 del 2004, pag. 57-59) sulla scorta dei suggerimenti avuti da molti colleghi. Si è passati così dalle 3 macroaree della FAO-CGPM a nove zone biogeografiche quale preludio per una distribuzione più puntuale delle specie (Figg. 1-2).

    

 Fig. 1 – Suddivisione dei mari secondo le zone statistiche della FAO seguite nella checklist 1993-95.

 

Pertanto, in base alle informazioni disponibili, i mari italiani sono stati suddivisi in otto aree principali, più un “microsettore” (Fig. 2):

  1. Mar Ligure (in senso lato), a nord di Piombino e Capo Corso, afferente al settore nordoccidentale del Mediterraneo;
  2. Coste della Sardegna (e Corsica) ed alto Tirreno da Piombino a tutto il Golfo di Gaeta, afferenti alla sezione settentrionale del settore centroccidentale del Mediterraneo;
  3. Tutte le coste campane, le coste tirreniche della Basilica, della Calabria e della Sicilia, nonché gran parte delle coste siciliane meridionali, afferenti alla sezione meridionale del settore centroccidentale del Mediterraneo;
  4. Stretto di Messina (un “microsettore” a se stante, ricco di relitti atlantici pliocenici);
  5. Estremità sud-orientale della Sicilia, isole Pelagie (e arcipelago maltese), afferenti al settore sudorientale del Mediterraneo;
  6. Costa orientale della Sicilia (escluso Stretto di Messina), coste ioniche della Calabria e della Basilicata e porzione meridionale della penisola salentina fino ad Otranto, afferenti al settore centrorientale del Mediterraneo;
  7. Coste delle Murge (a sud del Golfo di Manfredonia) e del Salento a nord di Otranto, afferenti al settore del Basso Adriatico;
  8. Coste dal Golfo di Manfredonia compreso fino al promontorio del Conero, afferenti al settore del Medio Adriatico;
  9. Coste dal Conero fino all’Istria, costituenti il settore dell’Alto Adriatico.

 I confini tra i settori biogeografici sono, come sempre in biogeografia, marcati da aree di transizione che “fluttuano” in funzione delle variazioni climatiche (si veda Notiziario SIBM, n° 46).  

Fig. 2 – Suddivisioni biogeografiche proposte da C.N. Bianchi per la checklist 2005.

 

Sono state considerate anche le specie presenti al di fuori delle acque territoriali italiane o addirittura lungo le coste di paesi limitrofi. Talora queste ultime segnalazioni vengono indicate tra parentesi o sono corredate da una nota. Tutte le informazioni sono riunite in una tabella “excel” a 14 colonne (Tab. 1).

Nella prima colonna sono riportati il nome scientifico della specie e dei taxa superiori, nella seconda colonna l’autore che ha descritto la specie ed il genere e l’anno in cui è avvenuta la descrizione. Dalla terza all’undicesima colonna sono indicate le nove zone biogeografiche.

Nella dodicesima (CAR), vengono indicate le possibili caratteristiche, se la specie è endemica italiana viene inserita una E, M se minacciata (sulla scorta delle conoscenze dell’autore o perché presente nelle liste di allegati di Convenzioni Internazionali), Al se la specie è aliena o non indigena (senza distinzione tra le varie tipologie, es. specie invasiva, vagabonda, ecc.). Nella 13ª colonna vengono indicate con una sigla eventuali sinonimie e nella 14ª annotazioni bibliografiche, riguardanti questioni sistematiche, nuove segnalazioni, ecc. Le spiegazioni delle sigle sono riportate in fondo alla tabella di ciascun gruppo sistematico.

Nella Tab. 1 sono indicati gli Autori delle liste dei diversi taxa ed il numero di specie nella checklist del 1993-95 ed in quella attuale (2005). Gli Autori riportati sono quelli dell’ultima checklist (2005-06).

Per alcuni taxa non è stato possibile trovare, per il momento, né letteratura mediterranea, né un esperto in grado di aggiornare la fauna italiana (mediterranea) e pertanto i coordinatori (Redazione) hanno aggiornato, ove possibile, le liste sulla scorta dei dati disponibili in ERMS (Costello M.J., Emblow C.S. and White R. eds., 2001). European Register of Marine Species. A check-list of the marine species in Europe and a bibliography of guides to their identification. Patrimoines naturels. 50: 463 p.). Il numero di specie dei Nemertini è molto alto, perché la lista presa da ERMS per il Mediterraneo è stata corretta ed incrementata da Ray Gibson dell’Università di Liverpool, il quale, però, non è stato in grado di indicare quali specie sono presenti nei mari italiani oltre a quelle della vecchia lista, preparata da Vernet e Fredj nel 1995. Per il calcolo del numero delle specie presenti in ciascun taxon si è tenuto conto anche del genere (come nel caso dei Nematodi Adenophorea), quando non erano indicate specie dello stesso genere ed era fornita indicazione sulla distribuzione del genere stesso.

 

Aggiornamenti

La checklist, in attesa di essere pubblicata in appositi volumi editi in collaborazione con il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio, viene messa nel sito web della SIBM (vedere in Tab. 1 le liste disponibili) con il duplice scopo di informare i soci e non e di ricevere da essi eventuali suggerimenti di modifiche e/o aggiunte (in particolare, per quanto riguarda la distribuzione geografica). Tali proposte vanno inviate all’autore della checklist e per conoscenza alla Segreteria Tecnica, possibilmente con la citazione bibliografica di riferimento).

 

Importanza della checklist

Ma quale è la rilevanza di una checklist e del suo aggiornamento? Intanto, l’importanza della checklist quale indispensabile strumento conoscitivo di base per una corretta gestione del patrimonio faunistico italiano, viene rafforzata dalle richieste delle convenzioni internazionali sulla biodiversità ed, in particolare, la Convenzione di Rio e di Barcellona.

L’attuale, crescente attenzione verso la biodiversità rende indispensabile realizzare, come base conoscitiva iniziale e irrinunciabile, inventari faunistici (e floristici) aggiornati per ogni singolo paese.

La realizzazione e l’aggiornamento di una checklist delle specie presenti sul territorio nazionale rappresentano un significativo passo in avanti in questa direzione; e pone l’Italia tra i paesi più progrediti in materia di documentazione sul proprio patrimonio naturalistico ed ambientale. Esse consentono inoltre di disporre di un corpo di conoscenze di riferimento, utilizzabile sia a fini di ricerca scientifica che come elenco-base per l’ordinamento di dati derivanti da indagini faunistiche ed ecologiche sul terreno, per l’ordinamento razionale delle collezioni scientifiche dei musei, etc.

La dettagliata conoscenza del patrimonio naturalistico è anche indispensabile per la valutazione dell’impatto antropico e della qualità dell’ambiente e dell’introduzione di specie non indigene.

Qualsiasi intervento antropico su ambienti in condizioni di naturalità che abbia conseguenze sul patrimonio faunistico nazionale non può prescindere da un inventario di base delle specie presenti sul territorio nazionale.

 

Giulio Relini